Chi era veramente Mohammed Alì al di fuori del Ring ? L’intervista di Oriana Fallaci

A pochi giorni dalla sua morte cerchiamo di fare luce su chi fosse Mohammed Alì al di fuori dal Ring, oltre che sicuramente un grandissimo pugile.

cassius clay

1. “non leggo libri ne’ giornali a meno che non parlino di me. io ho studiato poco perché non mi piaceva. con la boxe si fa un milione di dollari all’anno con un pugno”

2. “le donne non devono andare in giro mostrando parti nude del corpo come i selvaggi o le vacche, come fa lei: è uno scandalo. le donne hanno perso la morale!”

3. “non mi piace questo mischiarsi coi bianchi. non voto per quelli che dicono ‘oh, io voglio bene ai neri’. la gente dovrebbe sposare la gente della sua razza. i cani stanno coi cani, i pesci coi pesci, i bianchi coi bianchi. questa integrazione cos’è?”

oriana fallaci cassius clay

Oriana Fallaci affronta Cassius Clay, ovvero, Mohammad Alì e questo omone dell’islam negro col pugno chiuso dei comunisti (“le dita non servono mica”) rutta ruminando un cocomero e senza neppure salutarla le offre un’inaspettata civetteria: “Ho la faccia liscia come una signorina, mi merito tre donne per notte”. Lei lo definisce : Un pagliaccio simpatico e allegro e innocuo. Chi non ricorda con indulgenza le sue sbruffonate, le sue bugie, i suoi paradossi iniziati alle Olimpiadi di Roma quando mise in ginocchio ben quattro avversari, un belga un russo un australiano un polacco, e la medaglia d’oro non se la toglieva neanche per andare a letto, imparò per questo a dormire senza scomporsi, Dio me l’ha data e guai a chi la tocca. Nei ristoranti, nei night-club, entrava avvolto in una cappa di ermellino, in pugno uno scettro: salutate il re, io sono il re. Per le strade girava guidando un autobus coperto di scritte inneggianti alla bellezza, la sua bravura, o una Cadillac color rosa salmone, i cuscini foderati in leopardo. Sul ring combatteva gridando osservate come mi muovo, che eleganza, che grazia, e se lo fischiavano rideva narrando che il primo pugno lo aveva tirato alla mamma a soli quattro mesi, sicché la poveretta cadde knock out mentre i denti schizzavano via (…) come perle di una collana. Un’altra menzogna, s’intende, dovuta al suo primitivo senso dell’humour; non avrebbe fatto torto a una mosca. Da quell’humour e dalla sua vanagloria fiorivano poesie divertenti: «La mia storia è quella di un uomo / nocche di ferro, di bronzo la pelle / Parla e si gloria d’avere / il pugno possente, ribelle / Son bello, son bello, son bello / il più grande di tutti, io / nel duello». La boxe aveva trovato con lui un nuovo astro, un personaggio quasi degno di Rocky Marciano, Joe Luis, Sugar Robinson. Era il simbolo di un’America fanfarona e felice, volgare e coraggiosa, priva di lustro ma piena di energia. Si chiamava, a quel tempo, Cassius Marcellus Clay. Ora si chiama Mohammed Alì ed è il simbolo di tutto ciò che bisogna rifiutare, spezzare: l’odio, l’arroganza, il fanatismo che non conosce barriere geografiche, né differenza di lingue, né colore della pelle.

 

 

 

 

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