Aziende cinesi controllate : 80% sono irregolari.

Una media scandalosa che rafforza ancora il desiderio di provvedimenti per concorrenza sleale.

ansa - cinesi -
ansa – cinesi –

Stranieri che lavorano nelle ditte gestite da orientali. Sono per lo più pachistani, bengalesi e senegalesi. E’ la nuova faccia dell’imprenditoria orientale a Prato: immigrati che prestano la loro opera nelle ditte orientali e che vengono pagati molto meno rispetto ai connazionali cinesi. E’ una delle novità – già emersa nei mesi scorsi – che viene confermata dal rapporto della direzione Territoriale del lavoro e che si basa sui controlli effettuati nei primi sei mesi dell’anno. Lavoro nero e clandestini restano tra i numeri più alti di irregolarità riscontrate in queste aziende tanto da far «conquistare» alla città svariati «primati» a livello nazionale.

Da quanto emerge dal rapporto della direzione provinciale del lavoro il 40% delle imprese presenti nel distretto in ambito tessile è a gestione straniera, per lo più cinesi. Un primato assoluto in Italia tanto che Prato è seguita – ma a grande distanza – solo da Milano con il 22%. Ma vediamo i numeri. Nei primi sei mesi di quest’anno l’ispettorato del lavoro ha eseguito 488 ispezioni, ossia lo 0,62% del totale nazionale (circa 80mila accertamenti). Delle ditte controllate circa il 79% è risultato irregolare. Un numero stratosferico che supera quasi del 20% il dato nazionale (613%). I lavoratori al nero individuati sono stati 504, i clandestini 135. Numeri importanti che vanno a ricoprire il 2,3% del dato nazionale (nel primo caso) e del 15,7% nel secondo caso.

I dati acquistano un rilievo non da poco se confrontati a quelli regionali. I controlli a Prato rappresentano l’8,14% di quelli effettuati in Toscana. I lavoratori a nero nella sola provincia pratese rappresentano il 26% di quelli di tutta la Toscana e i clandestini ben il 63%. Le irregolarità riscontrate si attestano al 17% rispetto al dato regionale. Il dato nuovo riscontrato dagli ispettori è che all’interno delle ditte orientali si trovano sempre più impiegati operai di altre etnie che sono quasi sempre a nero e che vengono retribuiti fuori da ogni regola contrattuale con tariffe orarie inferiori anche agli stessi lavoratori cinesi.

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